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17/05/2013   14  Secondaria 2° grado   61  Saggistica  

Caso Murmelstein-Terezin. Il libro che fa discutere

01/01/2012 (FACOLTATIVA)

Finalmente arriva in Italia il film documentario di Claude Lanzmann, “L'ultimo degli ingiusti”, centrato su un'intervista al "grande rabbino" che aveva guidato sino alla Liberazione il “ghetto modello” di Terezin nell'ex Cecoslovacchia, e che fu l'unico “Jewish elder” (definizione nazista) sopravvissuto. Già presentato a Cannes e al Torino Film Festival, il film esordirà nelle sale italiane dal 26 gennaio, distribuito da Andrea Cira, e per l'occasione sarà presente anche l'autore (il 26 gennaio al Teatro Franco Parenti di Milano e il 27 sempre a Milano all'Università Cattolica, mentre il 28 incontrerà gli studenti di Roma Tre).

Il film di Lanzmann è profondamente legato e ispirato al volume di B. Murmelstein - Terezin, il ghetto modello di Eichmann -, pubblicato dall'Editrice La Scuola che, nel 2013, l'ha ristampato arricchito da una preziosa testimonianza del figlio Wolf (presente anche nel film con un'intervista).
Centrato su un'intervista al "grande rabbino", che aveva guidato sino alla Liberazione il “ghetto modello” di Terezin nell'ex Cecoslovacchia, e che fu l'unico “Jewish elder” (definizione nazista) sopravvissuto, sta arrivando in libreria, con i tipi dell’Editrice La Scuola, una nuova edizione del volume in cui Benjamin offre la sua testimonianza: “Terezin, il ghetto modello di Eichmann”, descrivendo la realtà voluta da Eichmann nel '41 per ingannare il mondo e gli stessi ebrei. Degli oltre 140.000 ebrei internati dai nazisti nella città fortezza (nell’attuale Repubblica Ceca) solo 17.247 ebrei sopravvissero agli stenti, alle malattie e alla deportazione verso Auschwitz. Benjamin Murmelstein si trovò - in quelle circostanze terribili ed eccezionali - a svolgere un ruolo importante nella gestione della comunità dei prigionieri e fu, per questo, oggetto di campagne denigratorie e di accuse di collaborazionismo.
Nel suo libro, documento di grande rilievo storico, c’è l’opera di un “testimone mai sentito” convinto che l’essere sopravvissuto debba tradursi in un contributo utile per la difesa dell’umanità. "Può anche darsi che, fra tutti i condannati a “sapere”, io solo non sia stato liquidato per una di quelle assurde circostanze verificatesi spesso a Terezin. Invece se la vita risparmiata ha una ragion d’essere… questa è la storia del ghetto di Terezin", si legge nell’opera che presenta una lunga nuova postfazione di Wolf Murmelstein, figlio di Benjamin.
E’ lui a raccontare le lunghe sofferenze del padre negli anni della Shoah, ma pure - e sarà elemento di polemica - in quelli successivi. >, afferma Wolf in queste pagine.
E aggiunge: "Chi scrive fu mortificato col rifiuto di recitare in sinagoga la preghiera in ricordo del Padre perché avesse “parte del mondo futuro”. Solo dopo varie pressioni, in sede di Consulta Rabbinica Italiana, Elio Toaff “motivò” le proprie decisioni con generiche “informazioni negative”. Il desiderio di Benjamin Murmelstein di riposare accanto alla sua consorte, che per quarant’anni condivise con lui ansie e umiliazioni, non è stato rispettato".
Il volume e la postfazione riaccendono l’attenzione su una lacuna nella narrazione della storia della Shoah, ma anche su una vicenda da tempo in attesa di definitivi chiarimenti.

La Repubblica 19-01-2014 L'INGIUSTO
Il Sole 10-01-2014 IL RIFIUTO DOPO IL LAGER

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______________________
* Provvedimento del Garante per la Privacy dell’8 maggio 2014, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 126 dello scorso 3 giugno http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/3118884

**vedi: http://ec.europa.eu/justice/data-protection/article-29/documentation/opinion-recommendation/files/2012/wp194_it.pdf#h2-8).