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24/06/2013   41  Press Area  

Essere persone : il nuovo libro di Robert Spaemann

01/01/2012 (FACOLTATIVA)

“La domanda su chi noi veramente siamo è destinata ad accompagnarci, nel corso della nostra esistenza, che lo vogliamo o no. Non può essere rimossa”. Ed è proprio questo l’interrogativo che si legge in filigrana nelle pagine del  libro “Essere persone”  una lunga intervista a Robert Spaemann realizzata da Giulio Brotti appena pubblicata dall’Editrice La Scuola.  Intellettuale “conservatore”  secondo alcuni, “ecologista” (o addirittura der letzte Grüne,”l’ultimo dei Verdi”) per altri,  Spaemann è unanimemente considerato uno dei più autorevoli filosofi cattolici contemporanei (benché egli abbia delle riserve anche su questa terza qualifica:”Io sono cattolico – afferma – ma, facendo filosofia, mi sforzo di attenermi ad argomentazioni razionali, condivisibili da chiunque”). Nato a Berlino nel 1927, docente emerito dell’Università di Monaco di Baviera e membro dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali, amico di Joseph Ratzinger, Spaemann approfondisce  nel nuovo volume  diversi aspetti del suo percorso umano e intellettuale. Così, rispondendo alle domande dell’intervistatore, egli si sofferma – per esempio – sulla nozione di “persona umana”, asse portante della cultura occidentale. Contestando un approccio materialista che vorrebbe ridurre i nostri pensieri e comportamenti al funzionamento del sistema nervoso centrale, il filosofo tedesco descrive qui  le prerogative della persona, in quanto “essere capace di auto trascendersi”, chiamato, nella relazione con gli altri, a “portare a compimento la propria natura”. A partire dalla questione antropologica, il discorso si porta su altri temi di capitale importanza, anche per le loro implicazioni a livello politico e sociale: dalle proprietà degli organismi viventi al rispetto dovuto agli animali; dai rischi connessi all’impiego dell’energia nucleare alla possibilità di fondare razionalmente le norme della convivenza civile “secondo giustizia”; dal rapporto tra la filosofia e la teologia cristiana al desiderio  di una “vita buona”, come principio regolativo dell’agire etico.  Particolarmente interessanti  anche,  le pagine in cui Spaemann parla della sua vita, sin dalla  giovinezza . Ricordando ad esempio il rifiuto dell’ideologia nazista, che lo portò, diciassettenne, a sottrarsi al servizio militare sotto il III Reich,  consapevole  dei rischi che una decisione del genere comportava, ma pure delle motivazioni che la sostenevano. “Il nazismo” –  spiega – “concepiva se stesso come una religione. In questo senso, esso guardava alla fede cristiana come a una rivale”. Nel volume si evidenzia anche il suo  rapporto con altri filosofi tedeschi  (Joachim Ritter, Carl Schmitt, Martin Heidegger, Hans-Georg Gadamer, Hermann Lübbe, Odo Marquard,  Jürgen Habermas) e , oltre a quelli già ricordati, vengono sviluppati temi assai diversi: dall’inseparabilità di eros e agape nell’esperienza umana al significato della speranza e del perdono; dai nuovi argomenti a favore dell’esistenza di Dio alla tolleranza e libertà di religione secondo il magistero cattolico, all’interpretazione della Bibbia e degli enunciati di fede . Sino al concetto di rivelazione che “ha senso solo se ciò che viene rivelato – o Colui che si rivela – in un primo tempo rimaneva nascosto”, o quello di “provvidenza divina “:  “oggetto della fede, non di un sapere evidente”.  Afferma Spaemann dialogando con Brotti: “Solo in rare occasioni balugina nella nostra vita una trama di senso (Sinnzusammenhang), che normalmente non scorgiamo; e i molti perché?  che un uomo formula ottengono poche risposte, come poche erano le risposte che ricevette Giobbe”.






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**vedi: http://ec.europa.eu/justice/data-protection/article-29/documentation/opinion-recommendation/files/2012/wp194_it.pdf#h2-8).